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domenica 5 gennaio 2014

Chiacchiere tra amiche

Chiacchierando di qua e di la, mettendo mi piace in un paio di pagine, chiedendo amicizie a blogger o a partecipanti ai giveaway, ci si imbatte in tanti discorsi di varia natura. Si parla di gossip, di trucchi o di cronaca. L'argomento che va per la maggiore in questo periodo è sicuramente la situazione economica italiana, che si può richiudere in una parola: crisi.
In tanti stanno vivendo situazioni sull'orlo del collasso economico e non si può sempre fare finta di nulla ma non è questo l'argomento di questo pensiero della domenica sera - è domenica vero? perchè perdo i giorni - ma un argomento che mi preme molto: il lavoro. Io un lavoro lo avevo. Eh già! Ho sempre lavorato e non mi sono mai tirata indietro a nulla. Sono riuscita a laurearmi in quattro anni, lavorando ovunque e non ho mai smesso di lavorare. Ho fatto la commessa per una bancarella di intimo per taglie forti - io che sono si e no 45 kg - la postina con la posta o le pubblicità, le pagine gialle, le cartelle elettorali. Sono stata in fabbrica a distendere chilometri e chilometri di stoffa, in campagna e dopo la laurea ho iniziato a fare l'educatore. Prima domiciliare e poi in un centro di recupero, approdando nove anni fa nel mondo degli asilo nido. Sono rimasta concentrata sul lavoro fino all'ultimo mese in cui si poteva rimanere con un pancione, ho gestito una crisi da neve meglio di una protezione civile o un minuti prima di entrare in sala operatoria per l'appendicite ho sistemato educatrici di sei asilo nido che si erano ammalate con altrettante sostitute. Insomma mi sono fatta un c*lo bestia per tanti anni ma evidentemente questa mia premura per il mio lavoro  - che mi piaceva - non è bastata. Ciopi aveva si e no quattro mesi quando dovevo tornare al mio posticino in ufficio come coordinamento pedagogico, che mi hanno convocato i capi e senza guardarmi in faccia hanno decretato l'inizio della fine della mia carriera. Le scuse sono state tante e si riassumono in "sai al tuo posto abbiamo messo qualcun'altro ma se vuoi tornare c'è questo bel posto a 40 km di distanza da casa e dai tuoi figli, starai fuori otto ore al giorno in una sezione di bambini dell'età di tua figlia"
Che dire che ho accettato? Il mutuo, le bollette, la voglia di riniziare nonostante tutto è stata forte. Ho iniziato a settembre ed ho mollato a maggio 2013. Si ho mollato. Ho mollato il giorno in cui mia figlia ha detto nonna invece che mamma per la prima volta. Sentirsi una fallita per tanti mesi e piangere la notte di nascosto dal Capo, sono stati gli unici amici che mi hanno accompagnato in quei mesi. In tutta questa storia si sono visti i veri amici dai falsi. Spariti tutti per paura. Di cosa? Non lo so. La sensazione che mi è rimasta è stata di astio verso il mondo, il mondo del lavoro e delle donne. Eh si! Perchè a fregarmi il posto è stata una donna con tre figli e dalle donne ho avuto la peggiore cattiveria che esista al mondo. E adesso? Adesso sono a casa senza un lavoro ma con il sostegno di una famiglia meravigliosa: i miei figli, il mio uomo, mia madre e mia suocera ed anche il mio ex marito con la sua compagna. Ho il sostegno di tutte e ogni tanto la notte mi sveglio piangendo perchè sono entrata in quella fase del lutto che è l'accettazione. Perdere un lavoro o anzi portarti a perderlo è come un decesso. Muore un pezzo di te.