lunedì 5 dicembre 2016

Girelle di pasta sfoglia con speck dolce, formaggio spalmabile e radicchio di campo

Ci sono zone di Italia che si amano di più di altre. Esperienze di vita, emozioni legate all'infanzia o semplicemente ricordi positivi ci portano a guardare con occhi diversi la provenienza degli ingredienti. Nonostante io ami l'Italia in ogni sua forma, in ogni suo angolino di terra e di  cultura, ho anche io le mie preferenze e una di queste proviene sicuramente dal Friuli Venezia Giulia. E quest'anno dopo tantissime vacanze verso  sud, la nostra meta estiva è stata appunto verso le coste nord est con una puntatina verso i vari confini che la circondano. Abbiamo scoperto il vento di Trieste, il castello a Gorizia, l'acqua pulita di Lignano e il pesce fritto nella zona lagunare ma di questa regione ci sono tantissime scoperte che vorrei fare e soprattutto gustare. E l'invito non si è fatto attendere e grazie a Elena potrò verso la primavera visitare una zona che non conosco ma che mi affascina molto, la zona sulla destra del Tagliamento. 
E dalle terre di Valvasone, uno dei borghi più belli di Italia, che oggi vi presento una azienda agricola a conduzione famigliare che ha unito la passione per il mangiare sano con i prodotti che la terra offre. Oggi vi presento l'azienda agricola Cesare Bertoia e uno dei tanti prodotti sottolio che compongono la dispensa ricca di confetture, creme e una varietà agrodolce. 





Ingredienti: 1 confezione di pasta sfoglia da 230 g (possibilmente rettangolare) o 250 g di pasta sfoglia fatta in casa (troverete la versione veloce che ho utilizzato), 15 fette di speck dolce tagliato fine, 125 g di formaggio spalmabile, 1/2 confezione di radicchio di campo sottolio

Preparazione: stendere la pasta sfoglia su un piano di lavoro ricoperto con un foglio di carta da forno e incominciare a farcirla con uno strato di speck, uno strato di formaggio spalmabile e il radicchio di campo. Prima di inserire il radicchio essendo sottolio e con l'aceto di vino, scolatelo leggermente con un colino e asciugatelo con la carta assorbente da cucina. Aiutandovi con la carta forno arrotolate la pasta sfoglia ripiena di ingredienti creando un salsicciotto e con un coltello a seghetto, tagliate tante piccole rondelle che andrete a riporre su una teglia da forno. La cottura varia da forno a forno ovviamente e a 180° per una 30ina di minuti dovrebbe bastare ma con un occhio attento a metà della cottura consiglio di rigirare le rondelle per essere sicuri che la cottura sia uniforme. Servire caldo! 



Come accennavo prima si può utilizzare sia la pasta sfoglia preconfezionata (io uso spesso quella della Buitoni o a marchio Despar) oppure prepararla da soli. Un procedimento lungo e che non sempre riesce per tantissimi motivi tra cui il burro con la sua consistenza e la sua temperatura ma ci si prova e si tenta ogni volta. Una vera e propria sfida. Vi lascio la ricetta che utilizzo io e che ho scovato in qualche blog di cucina o giornale specializzato che richiede l'utilizzo della planetaria.

Ingredienti: 150 g di farina, 100 g di burro, 80 g di acqua, sale q.b.
Preparazione: utilizzando appunto la planetaria e il suo gancio a foglia, andiamo a impastare solo 30 grammi di farina con il burro. Quando quest'ultimo ha assorbito la farina trasferiamolo tra due fogli di carta forno dandogli una forma a rettangolo con l'aiuto del mattarello, e poniamolo in frigorifero. Nel frattempo prendiamo la restante farina, aggiungiamo il sale e impastiamo con l'acqua. Tiriamo questo impasto formando un rettangolo e ci adagiamo il composto di burro che abbiamo tirato fuori dal frigo. Cercando di renderlo della stessa altezza ripieghiamo le due estremità del composto di farina e acqua, in maniera da ricoprirlo tutto. Senza chiudere le estremità e con l'aiuto del mattarello stendiamo il composto e diamo la forma di rettangolo. Lo richiudiamo e stendiamo con il mattarello per almeno altre sei volte. Servono braccia forti ma abbiamo quasi finito. Tra una stirata e l'altra lasciamo il composto in frigo per circa dieci minuti così da rassodare il burro alla farina. Una volta che il procedimento è stato creato lasciatelo riposare in frigo per ulteriore oretta. E la pasta sfoglia è pronta per essere utilizzata! 

E dopo tanta fatica è ora di riposarsi con un aperitivo fresco ed energico. 
Alla prossima viaggiatori 



giovedì 1 dicembre 2016

Coppette di frullato al kiwi e zenzero ricoperte di briciole dolcetto Dark

I primi di ottobre Luisa Freddi dell'omonima azienda Freddi Dolciaria mi ha lanciato una sfida: riuscire a produrre una ricetta partendo da una merendina o da un dolcetto prodotto dalla azienda di famiglia. All'inizio ero titubante in quanto molte mie colleghe blogger anzi food blogger erano già riuscite nell'intento e pensavo che la sfida fosse persa fin dall'inizio ma alla terza ricetta che vi propongo oggi devo dire che la fantasia galoppa bene bene. Sarà la bontà delle merendine Freddi che mi ispira molto perchè ogni volta che le guardo mi balena un ideuzza su come utilizzarle al meglio in una merenda pomeridiana. Non che loro abbiamo bisogno di essere inglobate con ingredienti strani, sono buone anche cosi ma è bello variare. 
Il dolcetto che ho utilizzato oggi si chiama Dark come lo strato di cacao che ricopre un pan di spagna morbido e dal sapore deciso mentre l'abbinamento che vorrei proporvi è una salsa al kiwi e zenzero. 






Ingredienti per quattro coppette: sei kiwi maturi, sei cucchiai di zenzero fresco grattugiato, 6 cucchiai di zucchero semolato, 1 cucchiaio di latte, 6 dolcetto Dark Freddi Dolciaria

Preparazione: sbucciate e togliete la parte più dura dei kiwi tagliandoli a pezzi grossolanamente e frullate insieme allo zucchero. Aggiungete un cucchiaio di latte e frullate lentamente. Lasciate in frigo per circa 60 minuti o in freezer per 15 minuti. Passata l'oretta che renderà il frullato leggermente più denso passatelo in sei coppette da dessert dopo aver aggiunto lo zenzero fresco. Sbriciolate dolcetto Dark e ricoprite ogni singola coppetta con i pezzi di merendina cercando di non spingere verso il basso. Servite al momento.


Come potete aver osservato se siete arrivati fino a qui anche questa ricetta è assolutamente facile facile ma soprattutto è gustosa e ricca di vitamine grazie alla frutta utilizzata. Potete utilizzare qualsiasi frutto a vostro piacimento ed evitare anche il latte se non è di vostro gradimento. 

Alla prossima viaggiatori 

Sabrina 







mercoledì 30 novembre 2016

Crema di pistacchio in carrozza!

E' un periodo che mi frulla un idea in testa. Una ricetta unta, bella fritta e piena di grassi. Pura goduria. Una ricetta totalmente malefica. Eh si perchè ogni tanto bisogna concedersi un peccato di gola, uno strappo alle diete, alle forzature salutari e ai cibi sani a tutti i costi. Ogni tanto bisogna concedersi o concedere come in questo caso quel peccatuccio sensoriale. E allora via prendiamo del pane e della crema di pistacchio ovviamente Sciara Pistacchio per inventare una mozzarella in carrozza dolce senza mozzarella!




Ingredienti per 6 porzioni: 12 fette di pane in cassetta, 6 cucchiai di crema al pistacchio Sciara La terra del pistacchio, 1 uovo, farina circa 6 bicchieri, 1 cucchiaio di zucchero a velo per il composto, zucchero a velo q.b per la decorazione finale, olio di girasole per friggere q.b.

Preparazione: stendete le 12 fette di pane in cassetta su un piano di lavoro e utilizzando un coppa pasta che rientri nella grandezza di ogni singola fetta, tagliate la forma che più vi aggrada - A me piaceva triangolare e tonda per esempio - e scartate i bordi. Utilizzando un coltello senza seghetto spalmate su ogni fetta di pane tagliato e unite per creare un semplice panino. Sbattete l'uovo e passate i sei panini con la crema di pistacchio all'interno prima in esso e poi nella farina. Spolverate con lo zucchero a velo da un lato e dall'altro prima di andare a friggere. In un padellino aggiungete l'olio di girasoli che vada a coprire l'altezza del panino di pistacchio e aspettate che arrivi ad ebollizione per friggere uno per uno le carrozze di crema. Rosolate da un lato e dall'altro e asciugate dopo averle tolte dall'olio nella apposita carta. Lasciate leggermente raffreddare e spolverate con lo zucchero a velo. 

La carrozza è pronta per essere mangiata! 
Come vi dicevo è una ricetta piena di unto, grassa, fritta e .... buonissima! Alla faccia di diete e di salutari ingredienti oggi ci viziamo! 

Alla prossima 

Sabrina 

martedì 29 novembre 2016

Paccheri con radicchio rosso, alici, capperi con spolverata di melograno

Il mese scorso sono stata selezionata insieme ad altre colleghe blogger a provare un nuovo tipo di pasta che si sta affacciando sul mercato in questi ultimi anni. Lo slogan molto simpatico Sembra pasta, ma non è ...  richiama il cartone animato Pollon ed è un ottima introduzione per descrivere l'idea rivoluzionaria che si vuole proporre in cucina.
100% farina di ceci, fagioli e piselli senza l'aggiunta di nessun altro ingrediente è la composizione della nuova pasta Legù che è perfettamente bilanciata e ricca di proteine vegetali. Un primo piatto ideale per chi ama fare sport o per i vegani ma anche per chi ha problemi di salute come i diabetici (contiene solo 26 g di carboidrati a porzione) e per i celiaci essendo privo di glutine. Ovviamente per noi #nichelini questa pasta non è assolutamente adatta e per questo motivo il piatto che vi presento è stato assaggiato dalla parte della famiglia non allergica che si è resa disponibile a fare da cavia - sai che fatica? - e mangiare un piatto di Paccheri con radicchio rosso in olio extravergine di oliva con alici e capperi e spolverata di melograno! 





Ingredienti: 1 pacchetto di pasta Legu da 60 g , 1 radicchio rosso di Treviso Igp, 4 alici sott'olio con capperi, una manciata di chicchi di melograno, olio EVO e sale q.b.

Preparazione: la pasta Legù ha una cottura di soli tre minuti e necessita quindi di poco tempo di cottura ma è l'ideale avere un pentolino con tanta acqua come è consigliato. Nel mentre aspettiamo che incominci a bollire andiamo a pulire il radicchio dalle foglie esterne e lo laviamo in abbondante acqua fredda. Tagliamo a listarelle e lasciamolo asciugare. Nel frattempo facciamo soffriggere un goccio di olio Evo con le alici arrotolate ai capperi e utilizzando un cucchiaio di legno premiamo schiacciandole per far in modo tale che l'olio prenda il sapore del mare. Aggiungiamo il radicchio e lasciamo cuocere a fiamma bassa fino a quando non si sia rosolato. Non aggiungiamo tantissimo sale e solo verso la fine della cottura. A questo punto che l'acqua bolle, buttiamo giù la pasta Legù e aggiungiamo un goccio di olio cuocendo per 3 minuti a fuoco basso. Scoliamo e condiamo direttamente in padella nel nostro radicchio ben croccante e saporito. Serviamo il nostro primo dopo averlo spolverato di chicchi di melograno. 

Molto facile e molto veloce questa ricetta che può essere interpretata in tantissimi modi : al posto del melograno potete aggiungere un primo sale grattugiato o qualche noce spezzettata. Pane fritto a pezzi piccoli! Insomma la fantasia è veramente tanta. Unico consiglio che viene direttamente dalla azienda è quella di evitare burro e panna oltre che il sugo di pomodoro. Nel secondo caso il rischio di un retrogusto amarognolo renderebbe la pasta poco apprezzata. 
E adesso veniamo alla parte delicata e cioè quale sia il mio pensiero verso la tipologia che mi è stata offerta da Legù di una pasta nuova e rivoluzionaria. In sè l'idea mi piace molto, un alternativa sicuramente ottima per chi ha problematiche di salute e anche ideologiche come i vegetariani o i vegani. Ottimo l'apporto di proteine, il tasso glicemico basso e perfettamente bilanciato! Un alternativa che ahimè! non ha soddisfatto i palati della famiglia i quali hanno trovato che il condimento non si era ben amalgamato alla pasta, scivolando via ma soprattutto rimanendo pastoso in bocca e di difficile masticazione. Dall'altra parte mi risulta difficile provare un altro formato di pasta (o non pasta!) avendo avuto solo due pacchetti da 60 g in omaggio e non me la sento di dare un giudizio a 360° con così poche informazioni a mia disposizione. Ringrazio ugualmente l'azienda per aver pensato a me e al blog per ideare e presentare una ricetta con i loro prodotti. Bisogna sempre sperimentare nuove tipologie di ingredienti. 

Alla prossima viaggiatori

Sabrina





lunedì 28 novembre 2016

#IconTheLab una vera esperienza dei sensi

“….il viaggio è una porta attraverso la quale si esce dalla realtà nota e si entra in un’altra realtà inesplorata che somiglia al sogno…”. (Guy De Maupassant)



Quante volte ho scritto questa frase sul blog e quante volte l'ho utilizzata per introdurre un viaggio pensando ad esso come un movimento verso una destinazione da scoprire ma oggi, questa magnifica frase di De Maupassant la voglio stravolgere. Utilizzarla per raccontare un viaggio diverso. Una esplorazione dei sensi dove l'olfatto abbraccia il gusto che ne coccola a sua volta gli occhi in un vortice di musica soffusa. 

25 novembre 2015 - 25 novembre 2016 the Lab, cucina artigianale creativa compie un anno di attività. Noi abbiamo festeggiato con loro. Una serata dove i cinque sensi hanno fatto da padroni in una vera e propria #foodexperience. La location storica, pieno centro a Ferrara a pochissimi passi dal Duomo allestito per l'arrivo del Santo Natale, ha visto negli anni passare di mano in mano di imprenditori per arrivare ai giorni nostri nel creativo pensiero dello staff di the Lab. Niente è lasciato al caso nel menù offerto in anteprima ai suoi ospiti, e che vedrà con l'arrivo della prossima primavera divenire un appuntamento fisso con la clientela. L'abbinamento di ogni piatto è stato accompagnato da ottimi vini della Cantina Mori Colli Zugna e dalla esperienza del loro responsabile vendite per l'Italia, Simone Santi ma anche da una vera sfida. 
A lanciare il guanto è lo staff del Beershop i 2 Gobbi, i quali hanno voluto rendere onore al loro repertorio di esperienze nel mondo della birra artigianale in veri e propri abbinamenti di gusto. 

Food to Feel è la frase che ci accoglie e ci accompagna in questa esperienza oltre che la filosofia che rende la cucina di questo locale, unica nel suo genere. Rimanere legati alla tradizione gastronomica ferrarese rivoluzionandola con un viaggio verso la cucina americana che non la stravolge ma la completa nella sua interezza. Alfa Centauri, An Uncommon thing o Sweetness Supreme sono solo alcuni dei nomi scelti per raccontare le proposte di gusto che vengono offerte alla clientela e dove nulla è lasciato al caso con una ricerca accurata e ben mirata di ogni accostamento tra gli ingredienti. 










Ad accogliere i suoi ospiti - tra cui la presenza di una giornalista del giornale locale e di alcune food (cioè IO!), travel e fashion blogger oltre che amici e parenti dello staff- un aperitivo proposto da Simone Santi come esperto di vini per la Cantina Mori Colli Zugna. Una scelta che ritroveremo successivamente anche nell'antipasto, un Inno alla zucca tipicamente ferrarese che viene servito su una fonduta di taleggio. La selezione di uve d'alta collina, ci troviamo alle pendici del Monte Baldo nella zona trentina, è un ottima base per lo spumante frizzante Morus. Un paio di chiacchierate con il bicchiere in mano e seduti a tavola per iniziare questa esperienza di gusti con quello che vi accennavo essere la prima scelta di antipasto. Insieme allo spumante, ci viene servita un ottima birra bionda belga che nonostante sia adatta ad accompagnare principalmente varietà di formaggi, è un ottima compagna per la zucca. La scelta è difficile: provarli ambedue è un obbligo! 








Lasciamo per un attimo Ferrara. Se pur a malincuore per chi come me ama la zucca in tutte le sue forme e concentriamoci sul secondo piatto: Alfa Centauri. La forma di un tortellone XL (leggasi gigante!) con un ripieno a base di black angus americano servito su una vellutata di mozzarella di bufala, bacon croccante e olio di jalapenos, ci trasporta  in un viaggio oltre oceano. Se non mi avessero raccontato i retroscena di questo piatto, la prima impressione che ho avuto è quella di un viaggio in motocicletta tra le infinite strade americane. Grazie a Federico -uno dei soci fondatori di the Lab - possiamo viaggiare con la fantasia in una esperienza parallela.E la scelta del vino è altrettanto azzardata: un Serico del 2003 che viene coccolato per sei mesi nelle botti di legno e affinato successivamente in bottiglia per rendere al meglio la raccolta nei vitigni a base di Chardonnay ancora più invitante. Ottimo per accompagnare carne grigliata o come ripieno, ma con la particolarità di non coprire la delicatezza e raffinatezza del ripieno a base di black angus americano che solo attorno alla terza forchettata è risultato leggermente piccante. La pasta che si scioglie in bocca, il ripieno leggermente piccante unito alla delicatezza della vellutata di mozzarella di bufala che scrocchia grazie al bacon croccante, riesce a colmare ogni papilla gustativa coinvolta. 





La sfida tra vino e birra è solo all'inizio e i due pretendenti scelgono di combattere con il terzo piatto che è uno dei must di questo ristorante: An Uncommon Thing. Titolo altisonante per un inusuale taglio di black angus americano che viene descritto come un animale allevato a mais per 180 giorni e accompagnato da una salsa segreta su un prato di rucola. A far battaglia in questa morbidezza di carne, sarà un rosso del 2010 dal nome che mette i brividi - Vicarius - e da una birra rifermentata al miele di una gradazione media. Non mi soffermerò maggiormente su questa guerra tra vino e birra perchè a dirvi il vero la tenerezza e la morbidezza del taglio di carne avrebbe messo in secondo piano anche il vino più costoso e più raro del mondo. Non me ne vogliano Simone e lo staff dei 2 Gobbi! Non si dice poi In vino veritas? O era in birra veritas? A questo punto della cena ormai non ha importanza. L'esperienza di gusto è assolutamente inebriante e lo dimostra il numero di bicchieri che si trova sul nostro tavolo. Da vere #foodlovers! 










Il quarto ed ultimo piatto salato è alle porte. Possiamo incominciare a tirare le prime somme di questa degustazione organizzata per il primo anno di attività di the Lab dal titolo #Icon e che è stata organizzata dalle abili mani di Francesca, una vera fashion blogger oltre che imprenditrice di sé stessa. I punti di forza di the Lab è sicuramente la posizione: siamo in pieno centro storico, all'interno di un complesso antico e dai soffitti alti e imponenti. Arredato con stile ed eleganza permette con i suoi tavoli ben distanziati, di conversare in tranquillità con i propri commensali mentre una musica di sottofondo accompagna gli abili camerieri che servono con maestria i tavoli. La scelta di ingredienti di qualità, la ricerca di nuove sperimentazioni culinarie e un menù che spazia tra mille richieste tra cui quelle vegetariane e vegane, lo rendono un locale adatto a svariate tipologie di clientela che può scegliere se pasteggiare a suon di vino o suon di birra scelte una a una per accompagnare i piatti senza coprirne i sapori. Veniamo ora all'ultimo piatto e alla rivisitazione di uno degli hamburger maggiormente richiesti nel menù: Sweetness Supreme ovvero la voglia di unire il dolce al salato in un macinato e lavorato fresco di black angus, miele al tartufo, taleggio in crosta e funghi freschi champignon accompagnati da un contorno di patate estruse fritte. 
Non ho avuto modo di sentire la versione originale di questo Hamburger e mi dispiace non poterne dare un ulteriore parere ma vi posso assicurare che è per palati forti. La carne morbidissima, soffice come una nuvola e per nulla bruciata fa da spalla al taleggio che è per i miei gusti forse troppo forte e che ne sovrasta la maestosità, oltre che esaltato dal miele al tartufo. Ad accompagnare questa delizia suprema un Pinot Nero, un vino nobile adatto ai palati più esigenti con un retrogusto di note da piccoli frutti. Un vino rosso che si sposa assolutamente con i bolliti o le carni bianche rendendole ulteriormente delicate al palato.  



Sophia 06.11.2016 è una data che all'interno del the Lab è da ricordare sia perchè è il nome del prossimo piatto che vi presento - esattamente un dolce - sia perchè in quella data è nata la dolcissima bimba di uno degli chef e soci del ristorante che ha voluto rendere omaggio creando appositamente uno stupefacente tortellone ripieno di crema (calda) in una vellutata di cioccolato bianco. Sublime! Ad accompagnare questa delicatezza sarà un vino particolare che si chiama Vittoria ma anche una birra trappista che ho adorato fin dal primo istante. La descrizione di questo dolce è un Alfa Centauri dal punto di vista di una bimba e che argomenta appieno il molteplice susseguirsi di sapori che lo circondano. 





Siamo giunti alla fine di questa esperienza di gusto e di sapori, ed #IconTheLab è stato un momento veramente entusiasmante. Abbiamo incontrato un bellissimo gruppo ben unito e con le idee ben chiare su quale possa essere il futuro per la ristorazione ferrarese. Abbiamo avuto modo di conoscere lo staff dei 2 Gobbi, Simone Santi con i suoi vini e nel mio personale percorso due nuove colleghe che spero di incontrare di nuovo per le belle emozioni che abbiamo vissuto insieme. Un ringraziamento speciale va a Francesca, abile imprenditrice di sè stessa, ottima fashion blogger e organizzatrice di eventi che potete scoprire presso il suo blog The Glossy Mag e un buon viaggio lo devo a Nicole che con il suo travel blog ci porta in giro per posti meravigliosi come potete osservare anche voi  cliccando sul suo Viaggiare, uno stile di vita

Un grazie grazie a tutti voi che siete arrivati fino in fondo a questa mia esperienza e se capitate a Ferrara prenotate un posto al the Lab, ne vale veramente una degustazione dei suoi piatti. Potete trovare lo staff di the Lab in via Guglielmo Degli Adelardi n 9/a (affianco al Duomo) e al numero 0532 203421 oppure cliccando su www.thelabfoodtofeel.it  



Sabrina 

venerdì 25 novembre 2016

Sbriciolata alla ricotta e Fiordifrutta al limone

Non ho più l'età per stare fuori fino a tardi nella movida ferrarese! E già ! L'età si fa sentire ma soprattutto si fanno sentire le ore di lavoro sulle spalle che diventano macigni se si decide di non farsi avvolgere dal divano in un giovedì sera umido e pieno di nebbia. Complice un invito speciale a cena, in un innovativo locale nel centro storico e di cui vi parlerò nei prossimi giorni, siamo stati fuori fino alle due di notte e oggi la stanchezza si fa sentire. Il dovere di mamma e moglie si fa sentire soprattutto se nel pomeriggio è prevista una piccola festicciola a casa di un amico di mio figlio. Quello di cui avrei bisogno è di una idea veloce e gustosa. Un idea che in meno di un ora e con quello che tengo in casa, sia fattibile per un compleanno di dodicenni. Chiamatela sbrisolona o chiamatela sbriciolata ma per me questa torta che vi sto per presentare si chiama sono a pezzi e non chiedetemi di fare torte! E perchè non svuotare il frigo partecipando anche all'ultima sfida dell'anno firmata da Rigoni di Asiago? Un nuovo contest La cucina del riciclo mi e vi aspetta! In fondo alla ricetta potete trovare ogni modalità per partecipare con annesso link per connettere. In bocca al lupo a voi (e a me!) 






Ingredienti: 300 g di farina, 100 g di zucchero, 100 g di burro fuso, 1 bustina di cremo tartar, 1 uovo. Per la farcia:  350 g di ricotta, 150 g di zucchero, 1/2 vasetto di FiordiFrutta Rigoni di Asiago

Preparazione: setacciate la farina insieme al cremor tartaro, unite lo zucchero e mescolate il secco in una ciotola. Unite l'uovo e il burro fuso. Amalgamate con le mani creando un composto tutto sbriciolato o come sabbia. In una tortiera con cerniera (cm 24) utilizzate la metà del composto in briciole su tutta la superficie e con il palmo della mano, livellatelo. In una ciotola da parte unite la ricotta allo zucchero, mescolando bene e aggiungete alla base sbriciolata, livellando con un coltello o una spatola. Ponete uno strato di Fior di Frutta al limone e ricopritela con il restante sbriciolato. Al forno pre riscaldato a 180 per 40 minuti e la torta è pronta! Servire leggermente calda o fredda 

Vi avevo promesso nemmeno un ora per stupire i vostri ospiti? Nemmeno un ora per dare un senso alla stanchezza che è talmente forte da non permettere di fare molto ma con questa torta tutto passa perchè oltre che essere buona, sollevando il morale, è anche un particolare antistress!
Ahhh ed è anche nichel free !

Alla prossima viaggiatori  


E con questa ricetta partecipo all'ultimo contest dell'anno firmato da Rigoni di Asiago "La cucina del riciclo" Trovate il link cliccando sull'immagine qui sotto : 


lunedì 21 novembre 2016

Pane azzimo cotto in padella

Prendi una domenica sera. Prendi la voglia (poca) di cucinare. Prendi che hai fame. Adesso pensa a mettere su qualcosa di veloce ma che nello stesso tempo sia gradito al palato sopraffino della famiglia al completo. Aggiungi un ottima confettura di cipolla Pure Stagioni, un prosciutto San Daniele tagliato a macchina sottile e accompagnaci un pane azzimo cotto in padella fatto esclusivamente in casa. Prendi che ci metti in tutto nemmeno dieci minuti. Ed ecco a voi la ricetta di un pane azzimo che è adatto per chi ha poco tempo, è ottimo per i #nichelini e soprattutto che può accompagnare ogni pietanza che desideriate. 





Ingredienti: 500 g di farina 00, 2,5 ml di acqua tiepida, 3 cucchiai di olio Evo, 1 pizzico di sale. 

Procedimento: setacciate la farina e aggiungete il pizzico di sale (potete aggiungere sale a piacimento). Aggiungete l'olio Evo e l'acqua tiepida lentamente iniziando a impastare. Impastate per pochi minuti fino a quando il composto non si rapprende e diventa liscio. In una ciotola di vetro spolverate di farina e lasciate riposare per un ora l'impasto coprendolo con uno strofinaccio di cotone. 
Ci sono vari modi per cuocere questo pane. Quello che preferisco è in padella che preriscaldo con una spolverata di olio Evo mentre stendo con il mattarello (e un pochino di farina) un piccolo panetto di pane azzimo. Tre minuti da un lato e tre minuti dall'altro con la padella calda ed è pronto per essere gustato. 


La particolarità di questo impasto è che può essere conservato dentro a una ciotola coperto con lo strofinaccio e tirato fuori al momento in cui serve del pane. Pochi minuti di cottura in piastra o in padella il gioco è fatto. E potete sbizzarrire la fantasia utilizzando dei coppa pasta o delle formine per biscotti, essendo malleabile. 

Sperando che questa mia sia di vostro gradimento come sempre, vi saluto cari viaggiatori 


Sabrina